Definito da RTL (tedesca) lo Stephen King tedesco, arriva in libreria dal 22 ottobre il romanzo di Sebastian Fitzek edito da Fazi Editore. Un altro gioiello si aggiunge alla collana Darkside. Eccovi la trama e un estratto.

TRAMA

È sabato sera, a Berlino. Sono da poco passate le 22. In un silenzioso appartamento d’epoca di Charlottenburg, Jules Tannberg è al telefono. Sta sostituendo un amico che lavora per una linea telefonica dedicata alle donne che tornano a casa di notte; donne che cercano una voce rassicurante che faccia loro compagnia lungo il tragitto, o anche qualcuno a cui chiedere aiuto in caso di bisogno. Finora nessuna chiamata ha mai riguardato una situazione di vero pericolo. Finora, appunto. Mentre guarda le ultime notizie in tv, Jules riceve una strana telefonata: all’altro capo della linea c’è una donna che sostiene di aver chiamato per sbaglio. Ma si capisce che è terrorizzata. Klara, questo è il suo nome, gli confida di essere seguita da un uomo che l’ha già aggredita e che ha dipinto con il sangue una data sul muro della sua camera da letto: la data della sua morte. E a quel giorno mancano poche ore. Là fuori, Jules lo sa bene, c’è un serial killer in libertà, noto come “il killer del calendario” per il suo modus operandi. Comincia così una lunga notte da incubo, una notte in cui niente è casuale e niente è come sembra, un diabolico gioco del gatto con il topo; ma chi è il gatto, e chi il topo?

ESTRATTO

Prologo

Dopo tutto quello che aveva sopportato: i lividi sul corpo, i pugni, le bastonate alla schiena, ai reni, all’addome, l’urina che per giorni aveva preso un colore rosso barbabietola; dopo tutto il dolore che lui le aveva inferto con la pompa da giardino e il ferro da stiro; dopo tutto questo non avrebbe mai creduto di poter provare nuovamente “una cosa simile”.

Il sesso è stato incredibile, pensò, distesa in penombra sul letto, mentre l’uomo di cui si era follemente innamorata si dirigeva in bagno.

Non che avesse grandi possibilità di confronto. Prima del marito c’erano stati solo due uomini, e sembrava trascorso un secolo. Le esperienze negative della sua vita recente avevano da tempo soppiantato il ricordo di un passato migliore.

Da anni, tutto ciò che avveniva in camera da letto era associato a null’altro che a dolore e umiliazione.

E ora sono qui distesa. Respiro e sento il profumo di un nuovo uomo nella mia vita. E vorrei che questa notte d’amore ricominciasse da capo.

Era stupita di sé, della rapidità con la quale aveva deciso di confidargli le violenze subite durante il matrimonio. Eppure si era sentita attratta fin da quando, per la prima volta, aveva sentito la sua voce profonda e lui l’aveva guardata con quegli occhi come suo marito non aveva mai fatto. Occhi aperti, sinceri, pieni d’amore.

Stava addirittura per raccontargli del video. Della sera in cui suo marito l’aveva obbligata.

Con altri uomini.

Tanti. L’avevano maltrattata, umiliata.

Difficile credere che mi sarei di nuovo concessa volontariamente a un esponente del “sesso forte”, pensò, rivolgendo l’attenzione allo scrosciare della doccia sotto la quale era sparito quell’uomo da sogno.

Solitamente era lei quella che, dopo essere stata “usata” dal suo “sposo”, tentava per ore e ore di lavare via quel senso di disgusto. Ora invece assaporava sulla pelle l’intenso aroma di un’avventura amorosa: avrebbe voluto tenerselo addosso per sempre.

Il rumore dell’acqua si interruppe.

«Ti va di fare qualcosa?». Lo sentì domandare allegramente dal bagno, una volta uscito dalla doccia.

«Molto volentieri!», rispose lei, pur non avendo idea di come avrebbe giustificato al marito un’assenza così prolungata.

Dopotutto, erano le…

Guardò l’orologio da polso, ma era troppo buio e non riuscì a leggere l’ora. A parte il raggio di luce che penetrava dalla porta del bagno socchiusa, l’unica fonte luminosa erano due faretti che incorniciavano un’opera d’arte appesa alla parete della stanza da letto: un pugnale da samurai, leggermente ricurvo, l’impugnatura di madreperla verde scintillante. La luce era talmente tenue da creare un’atmosfera notturna. Tentò allora di afferrare il cellulare e il suo sguardo cadde su una fila di interruttori incorporati direttamente nel comodino.

«Che dici, ci beviamo un cocktail?».

Premette l’interruttore più esterno e le venne da ridere: la sua funzione era evidentemente un’altra. Le lenzuola si erano spostate, lasciando intravedere il materasso sottostante, che ora si era illuminato di un tono azzurro elettrico, dandole l’illusione di trovarsi in una piscina, su un materassino gonfiabile.

Si tirò su, sedendosi a gambe incrociate; l’acqua che riempiva il materasso scintillava chiara e luminosa come il contenuto d’un bastoncino fluorescente. Poi il colore cambiò dall’azzurro a un giallo acceso, e poi ancora a un bianco abbagliante, e poi

«Questo cos’è?», chiese a bassa voce, quasi tra sé, trasalendo per la sorpresa. Si piegò in avanti per osservare meglio attraverso l’apertura tra le cosce e l’inguine.

O mio Dio… Mio Dio…!

Inorridita, si tappò la bocca con la mano mentre continuava a fissare il materasso sul quale poco prima aveva amato un uomo.

Ho le allucinazioni. Non capisco come…

«Dunque l’hai scoperto», disse una voce estranea alla sua sinistra. E come se l’uomo, comparso ora sulla soglia del bagno, avesse in mano un telecomando capace di governare a piacimento quell’orrore, il letto sotto di lei si colorò di rosso sangue. La vista era così atroce che avrebbe preferito cavarsi gli occhi.

Sì, l’aveva scoperto, anche se non ne afferrava il senso. La sua mente si rifiutava di accettare un simile orrore, un orrore che superava l’umana immaginazione.

«Lui dov’è? Cosa gli hai fatto?», gridò allora con tutta la forza che aveva in corpo, mentre il mostro dalle sembianze umane si avvicinava al letto con una siringa in mano e un ghigno compiaciuto: «Ora dimentica il tuo amante: è giunto il momento che tu conosca me».

 

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